1) Kant. Il problema della metafisica .

Kant afferma la dimensione naturale (e non storica) della
metafisica. Ma mentre una volta essa era considerata la regina
delle scienze, oggi  una donna disprezzata. L'indifferenza ed il
disprezzo sono per solo apparenti, perch anche chi pretende di
tenersene lontano, ricade inevitabilmente nella metafisica. Alla
fine per dirimere la questione non rimane che il tribunale della
ragione, che deve rispondere alla domanda: Come  possibile la
metafisica come scienza?.
I. Kant, Critica della ragion pura, Prefazione alla prima edizione
e Introduzione alla seconda edizione (pagine 352-353).

La ragione umana, in un certo genere della sua conoscenza, 
particolarmente destinata a trovarsi gravata di questioni, che non
pu rinunciare, poich esse le sono imposte dalla natura della
ragione stessa, alle quali tuttavia non pu dare risposta, poich
esse superano ogni potere della ragione umana. Essa incorre senza
sua colpa in queste perplessit. Incomincia da princip
fondamentali il cui uso nel corso dell'esperienza  inevitabile e
in pari tempo accertato da questa a sufficienza. Con essi sale
(come porta pure con s la sua natura) sempre pi in alto, a
condizioni pi remote. Ma a questo punto essa si rende conto che
in tal maniera il suo compito deve rimaner ognora incompiuto,
perch le questioni non finiscono mai: e cos si vede obbligata a
ricorrere a princip fondamentali che superano ogni possibile uso
di esperienza e tuttavia appaiono cos insospettabili, che anche
la ragione comune degli uomini ne ha intelligenza.
Ma con ci essa cade in oscurit e contraddizioni dalle quali pu
appunto ricavare, che vi devono essere alla base degli errori
nascosti da qualche parte, e che per essa non pu scoprire,
perch i princip di cui si serve, siccome si estendono oltre i
limiti di ogni esperienza, non riconoscono pi nessuna pietra di
paragone della esperienza. Il campo di battaglia di queste
infinite bellicosit si chiama ora Metafisica.
Vi fu un tempo, in cui essa venne detta la regina delle scienze,
e, a prendere l'intenzione per cosa fatta, merit certamente
questo titolo a causa della preminente importanza del suo oggetto.
Ora, il tono della moda nella nostra epoca porta a mostrarle ogni
sprezzo, e la matrona piange, ripudiata e abbandonata, come Ecuba:
modo maxima rerum, tot generis natisque potens, nunc trahor exul
inops.
Da principio la sua signoria, sotto il governo dei Dogmatici fu
dispotica. Ma poich la legislazione aveva in s ancora la traccia
dell'antica barbarie, essa degener via via, attraverso interne
guerre, in piena anarchia, e gli scettici, una specie di nomadi,
che rifuggono da ogni conveniente coltura del suolo, produssero di
tempo in tempo degli scismi nell'unione della civilt. Siccome,
per fortuna, questi erano stati pochi, essi non poterono per
impedire che quelli cercassero di riprendere a costruire sempre a
nuovo, sebben senza alcun piano coerente. Nell'et moderna sembr
per un momento che una certa fisiologia dell'intelletto umano
(opera del celebre Locke) dovesse por fine a tutte queste
polemiche, e si dovesse recedere in via definitiva della
legittimit di quelle pretese. Si trov, per altro, che, sebbene
la nascita di quella presunta regina veniva derivata dal popolo
dalla comune esperienza e perci avrebbe dovuto a buon diritto
essere sospettata di usurpazione, tuttavia essendole questa
genealogia di fatto falsamente attribuita, essa continuava a
sostenere le sue pretese; sicch tutto di nuovo cadde
nell'antiquato, tarlato dogmatismo e da questo nel disprezzo di
cui si sarebbe voluta tirar fuori la scienza. Adesso, dopo che
tutte le vie (come si pu persuadersi) sono state tentate invano,
predominano nelle scienze amarezza e totale indifferentismo, la
matrice del Chaos e della Notte: ma pur vi spunta insieme
l'inizio, o almeno il preludio, di una loro prossima elaborazione
e illuminazione, dopo che sono state ridotte da mal apposta
diligenza, a oscure, erronee e inservibili.
E' vano infatti voler affettare indifferenza in tali ricerche, il
cui oggetto non pu essere indifferente alla natura umana.
Inoltre, quei presunti indifferentisti, in quanto pensano pure di
rendersi irriconoscibili mediante la mutazione del linguaggio
scolastico in un tono popolare, ricadono inevitabilmente, fin
tanto che essi pensano anche solo di qualcosa, in quelle
affermazioni metafisiche, verso le quali dimostravano tanta
disistima. Intanto, questa indifferenza, che si manifesta in mezzo
alla fioritura di tutte le scienze e colpisce appunto quelle le
cui cognizioni, se si potesse averne, si ricuserebbero il meno
possibile fra tutte,  pure un fenomeno, che merita attenzione e
riflessione. Essa  palesemente effetto non di leggerezza ma della
matura potenza di giudicare dell'epoca, la quale non si lascia pi
intrattenere dall'apparenza di sapere ed  un'esigenza posta alla
ragione, cio quella di intraprendere a nuovo la conoscenza di s
e istituire una corte di giustizia che l'assicuri delle sue giuste
rivendicazioni e per contro possa farla finita con tutte le
pretese senza fondamento, non mediante decisioni arbitrarie ma
secondo le sue leggi eterne e immutabili. E questo tribunale non 
altro che la stessa Critica della Ragion Pura.
Sotto questo titolo io intendo, non una Critica delle opere e dei
sistemi, ma quella della facolt di ragionare in generale, in
considerazione di tutte le conoscenze alle quali essa pu tendere,
indipendentemente da ogni esperienza: e con ci la decisione della
possibilit o impossibilit di una metafisica in generale, e la
determinazione sia delle fonti che dell'estensione e dei limiti di
essa; ma tutto secondo princip [_].
Ma per quanto riguarda la metafisica, il suo cattivo modo di
procedere fino ad oggi, e il fatto che non si pu dire di nessuna
singola metafisica finora prospettata, per quanto riguarda il suo
scopo essenziale, che essa attualmente esista, fanno dubitare
ognuno, con fondamento, della sua possibilit.
Tuttavia, anche questa specie di conoscenza , in certo senso, da
considerare come data, e la metafisica  in atto, se non come
scienza, per come disposizione naturale (metaphysica naturalis).
Poich la ragione umana procede incessantemente - non che sia
spinta a ci da mera vanit di troppo sapere, ma sollecitata da
proprie esigenze - fino a tali questioni, che non possono trovar
risposta mediante nessuna applicazione sperimentale della ragione
n princip da quella dedotti, e cos realmente una qualche
metafisica in tutti i tempi e per tutti gli uomini, non appena la
ragione si apre in loro fino alla speculazione, vi  stata e vi
sar sempre. Anche per questa sorge allora la questione: Come 
possibile la metafisica in quanto disposizione naturale? cio:
come sorgono le questioni che si propone la ragion pura, e a cui
essa, per quel che pu,  sollecitata a rispondere per sua propria
esigenza, secondo la natura dell'universale ragione umana?.
Ma siccome in tutti i precedenti tentativi (di soluzione) tali
questioni naturali, - per es., se il mondo abbia un cominciamento
o esiste dall'eternit, e cos via, hanno ognora incontrato
inevitabili contraddizioni, - non si pu accontentarsi della
semplice disposizione naturale per la metafisica, cio della
stessa pura facolt razionale, da cui appunto nasce sempre una
metafisica, quale che si voglia. Dev'essere invece possibile
portarla al livello della certezza: dare qualche giudizio, nel
verso del sapere o in quello del non sapere gli oggetti, e cio, o
della decisione sugli oggetti delle sue questioni, o sul potere e
il non potere della ragione, di dare qualche giudizio in rapporto
ad esse, dunque, o per ampliare la nostra ragion pura, o per
stabilire dei limiti determinati e sicuri. Quest'ultima questione,
che scaturisce dal precedente problema generale, sarebbe a buon
diritto la seguente: Come  possibile la metafisica come scienza?.
Grande Antologia Filosofica, Marzorati, Milano, 1971, volume
diciassettesimo, pagine 198-200 e 208-209.
